9 italiani su 10 temono le frodi delle carte di credito
Milano, 3 gen. (Apcom) - Nove italiani su dieci temono di subire frodi creditizie legate al furto di dati personali, per tre su quattro il fenomeno è destinato ad aumentare, mentre il 38% è stato direttamente o indirettamente vittima di questo tipo di frode, avendo subito la clonazione di una carta di pagamento (54%) o scoperto l'utilizzo fraudolento dei propri dati personali per acquistare beni o servizi a proprio nome. E' questo il quadro che emerge da una ricerca condotta da Riscc, il Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità, e commissionata da Cpp Italia, multinazionale specializzata nella protezione delle carte di pagamento e Crif, società di gestione del sistema di informazioni creditizie. Lo studio, da cui risulta una "situazione preoccupante in termini di vulnerabilità del contesto italiano" e la necessità di una maggiore informazione rivolta ai cittadini, indaga sulla capacità dei cittadini di difendersi dal fenomeno dell'acquisizione e dell'utilizzo fraudolento dei dati personali finalizzato a truffe creditizie e finanziarie.
Secondo la ricerca, gli intervistati si dichiarano "attenti" al fenomeno delle frodi creditizie ma il modo in cui proteggono i dati personali è spesso superficiale. Inoltre, sono convinti, erroneamente, che la "minaccia" provenga principalmente da Internet e ritengono largamente inadeguata l'informazione sul fenomeno del furto di identità, perché troppo focalizzata sul racconto dei singoli casi di cronaca e poco attenta alla sensibilizzazione dei cittadini.
Nonostante il 75% degli intervistati abbia cambiato le proprie abitudini a causa della diffusione delle truffe e delle frodi solo il 37% "controlla attentamente gli estratti conto" e il 30% distrugge i documenti prima di gettarli via. Per l'86% degli intervistati la prudenza equivale soprattutto nel non fare acquisti via Internet o tramite altri canali di vendita a distanza, oppure farlo solo occasionalmente. Con minore apprensione e con maggiore frequenza, invece, i dati personali vengono utilizzati per compilare moduli cartacei ed effettuare registrazioni a siti web o vengono comunicati via e-mail. Di contro, però, solo il solo il 40% ha "installato sul PC programmi di protezione (antivirus, firewall..)". Il 64% degli intervistati non usa i servizi delle banche on line (Internet banking) e, pertanto, non controlla in tempo reale le movimentazioni dei propri conti correnti e delle carte di pagamento.
Il 65% del campione considera Internet come il luogo dove è più semplice per i frodatori raccogliere dati altrui. Oltre il 50% degli intervistati ritiene, inoltre, che l'acquisto di un bene via Internet sia tra le azioni che possono essere commesse con dati rubati. La ricerca rivela una contraddizione tra la percezione dei cittadini e le dinamiche del fenomeno: nella realtà Internet è stata determinante solo nell'8% dei casi di frode. Sul versante dell'informazione, la maggioranza degli intervistati (66%) considera esagerata la visibilità riservata ai casi di cronaca e qualitativamente insufficienti le informazioni sul fenomeno, sui rischi e sulle possibili contromisure di tutela.
Secondo la ricerca, gli intervistati si dichiarano "attenti" al fenomeno delle frodi creditizie ma il modo in cui proteggono i dati personali è spesso superficiale. Inoltre, sono convinti, erroneamente, che la "minaccia" provenga principalmente da Internet e ritengono largamente inadeguata l'informazione sul fenomeno del furto di identità, perché troppo focalizzata sul racconto dei singoli casi di cronaca e poco attenta alla sensibilizzazione dei cittadini.
Nonostante il 75% degli intervistati abbia cambiato le proprie abitudini a causa della diffusione delle truffe e delle frodi solo il 37% "controlla attentamente gli estratti conto" e il 30% distrugge i documenti prima di gettarli via. Per l'86% degli intervistati la prudenza equivale soprattutto nel non fare acquisti via Internet o tramite altri canali di vendita a distanza, oppure farlo solo occasionalmente. Con minore apprensione e con maggiore frequenza, invece, i dati personali vengono utilizzati per compilare moduli cartacei ed effettuare registrazioni a siti web o vengono comunicati via e-mail. Di contro, però, solo il solo il 40% ha "installato sul PC programmi di protezione (antivirus, firewall..)". Il 64% degli intervistati non usa i servizi delle banche on line (Internet banking) e, pertanto, non controlla in tempo reale le movimentazioni dei propri conti correnti e delle carte di pagamento.
Il 65% del campione considera Internet come il luogo dove è più semplice per i frodatori raccogliere dati altrui. Oltre il 50% degli intervistati ritiene, inoltre, che l'acquisto di un bene via Internet sia tra le azioni che possono essere commesse con dati rubati. La ricerca rivela una contraddizione tra la percezione dei cittadini e le dinamiche del fenomeno: nella realtà Internet è stata determinante solo nell'8% dei casi di frode. Sul versante dell'informazione, la maggioranza degli intervistati (66%) considera esagerata la visibilità riservata ai casi di cronaca e qualitativamente insufficienti le informazioni sul fenomeno, sui rischi e sulle possibili contromisure di tutela.
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